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Punto di interesse pubblicato il 2010-10-20, da 3DGIS Software Solutions
Ricca di insediamenti turistici molto conosciuti, tra i quali Porto Rotondo e Portisco, è dotata di infrastrutture che ne fanno un polo turistico molto importante per l'intera Isola.
Olbia, una delle principali della Sardegna, è una realtà industriale e commerciale in piena espansione. Ricca di insediamenti turistici molto conosciuti, tra i quali Porto Rotondo e Portisco, è dotata di infrastrutture che ne fanno un polo turistico molto importante per l'intera Isola. Olbia è il motore economico della provincia e uno dei più importanti della regione. A partire dal nucleo storico del corso Umberto I, la città con il notevole incremento demografico degli anni Sessanta si è notevolmente espansa in ogni direzione. I problemi di viabilità sono stati contrastatati con la creazione di una circonvallazione e delle sue relative sopraelevate, di un tunnel sottostante l'area del porto vecchio e di numerose rotatorie all'interno e fuori del centro urbano.
Frammenti di ceramica ed una caratteristica statuetta femminile
rappresentante la Dea Madre, ritrovato a Porto Rotondo, fanno risalire
al Neolitico Medio (4.000 – 3.500 a.C.) le prime testimonianze dell’uomo
in territorio olbiense. Successivamente, durante il periodo Eneolitico,
con ocra rossa furono raffigurate nelle pareti della grotta del Papa -
sull’isola di Tavolara – delle figure umane schematizzate, risalenti al
2.700 - 2.500 a.C., mentre risale all’Età del Bronzo antico (1.800 -
1.600 a.C.) la Tomba dei giganti che si trova a Su Monte de s’Abe.
Ma a partire dalla media Età del Bronzo, in concomitanza della
diffusione in tutto l’Isola della originale civiltà nuragica, anche nel
territorio di Olbia si riscontrano insediamenti nuragici, man mano
sempre più numerosi: sono più di 50 quelli attualmente conosciuti e
vanno dai nuraghi monotorre, ai villaggi, ai pozzi sacri, alle sepolture
megalitiche tra questi i monumenti più importanti sono: il nuraghe Riu
Mulinu a Cabu Abbas; il nuraghe Putzolu, nella omonima località, detto
anche lu Naracu; il villaggio nuragico Belveghile, sul prolungamento
della sopraelevata nord in direzione Arzachena; il nuraghe Mannazzu o
Mannacciu, sulla Statale 127 in località Maltana; il Nuraghe Siana o
Zucchitta, nelle vicinanze della stazione ferroviaria di Enas; il
nuraghe Sa prescione 'e Siana, su una altura che domina la piana di
Olbia, vi si accede dalla strada vicinale di Aratena; il pozzo sacro di
Sa Testa, risalente al periodo compreso tra l'VIII e il VI secolo a.C.,
strada per Golfo Aranci; la tomba di giganti di Su Monte 'e s'Ape,
sepoltura megalitica collettiva ad alleè couverte, originaria dell'Età
del bronzo antico (1600 a.C.) ma rimaneggiate in periodo nuragico,
mancante della stele centrale, lungo la strada per Loiri.
Dal VII secolo a.C. venne probabilmente frequentato per un breve periodo dai greci (secondo la tradizione greca citata da Diodoro, Strabone e Pausania) e precedentemente anche dai Fenici. Ma, contrariamente a quanto possa lasciar supporre l'origine del suo nome (Olbia deriverebbe dal greco ??ß???/Olbiòs (felice)), le prime tracce di un vero insediamento urbano, databile tra il V e il IV secolo a.C., sarebbero, secondo gli ultimi ritrovamenti, da attribuire ai punici. I cartaginesi la cinsero di mura e di torri, edificando nella parte più alta un'acropoli con un tempio dedicato a Melqart. La città punica occupava un'area ora compresa tra Via Asproni e Piazza Matteotti e parte delle antiche mura sono ancora visibili in Via Torino. Negli scavi archeologici effettuati nell'aprile del 2007 è emerso parte dell'abitato punico nella centralissima Via Regina Elena. Nel mese di luglio 2001, in Via Nanni, era stato riportato alla luce parte del vecchio insediamento di epoca punica e romana, utilizzato dal IV al I secolo a.C. In quel periodo poi, nel 535 a.C., nelle acque comprese tra il Golfo e la Corsica, una flotta di sessanta navi focesi della colonia di Alalia si scontrarono con una flotta di navi etrusche e puniche, coalizzatesi per sbarrare la strada alla penetrazione greca nel mar Tirreno. Il violento scontro, conosciuto come la battaglia del Mare Sardo (o battaglia di Alalia), è ritenuto da molti la prima grande battaglia navale nei mari dell'occidente. Tra i momumenti di questo periodo s possono ricordare i resti delle mura puniche in Via Torino ed in Via Acquedotto, quest'ultime visibili attraverso due piramidi di vetro nella piazzetta di un complesso residenziale e i resti di un isolato punico in via Nanni e dell'acquedotto romano (I secolo);
Quando i Romani occuparono la Sardegna nel 238 a.C., la città non divenne solamente un centro commerciale, ma anche una importante base navale militare. Fu collegata con il resto dell'Isola da tre importanti arterie stradali utilizzate dalle legioni ma anche per il trasporto di ogni mercanzia. Riorganizzata sull'impianto punico, la città divenne il più importante centro della costa orientale sarda e dal suo porto (il più vicino alla Penisola), partivano le navi cariche di materie prime verso la capitale. La città, il più importante avamposto romano della Gallura, fu minacciata nei primi anni della conquista romana dalle incursioni dei cosiddetti Corsi della Gallura e dai Balari del Montacuto. L'Olbia romana (talvolta trascritta sui miliari nella forma "Olvia" o "Olbi") stimava una popolazione di oltre 5.000 abitanti ed era dotata di un foro, di strade lastricate, di terme pubbliche ed acquedotto (proveniente dal monte Cabu Abbas, dal latino caput aquarum). Vi risiedeva, inoltre, e possedeva vasti latifondi e una fabbrica di laterizi, la liberta di Nerone, Atte, esiliatavi dopo il matrimonio dell'imperatore con Poppea. Al 304 d.C., sotto il regno dell'imperatore Diocleziano vi è attestato il martirio di San Simplicio, trafitto da una lancia e morto dopo tre giorni di agonia insieme ai suoi tre compagni Rosola, Diocleziano e Fiorenzo, e poi sepolto nella necropoli romana fuori dalle mura. In tale necropoli, durante gli scavi effettuati nel 1904, fu scoperto un tesoro contenente 871 monete d'oro di diverso taglio e portanti il marchio di 117 diverse famiglie romane. Da segnalare i ritrovamenti avvenuti nel 1999 nell'area del porto vecchio durante i lavori per la costruzione di un tunnel. In quell'occasione ritornarono alla luce 24 relitti di navi romane e medievali; furono i Vandali ad affondare alcuni dei relitti portando alla distruzione dell'abitato ed al crollo della città antica che comunque continuò a sopravvivere. Tra le vestigia del periodo romano sono importanti i resti dell'Acquedotto Romano in località Tilibbas, edificato tra il I e il II secolo per trasportare, su un percorso di 7 km circa, l'acqua delle sorgenti sulla montagna di Cabu Abbas alle terme della città antica; i resti della villa rurale romana di s' Imbalconadu, risalente al 150 a.C. circa nell'età repubblicana, lungo la strada per Loiri dopo il rio Oddone; il Parco di villa Tamponi; il Foro romano vicino al Municipio; i resti dell'acquedotto romano vicino al vecchio ospedale.
La caduta dell'Impero Romano d'Occidente, nel V secolo, marca
l'inizio di un lungo periodo di decadenza. La città romana cadde per un
attacco compiuto dai Vandali dal mare; fu incendiata e distrutta insieme
alle navi ormeggiate in porto. Il colpo subito fu terribile e alla fine
del VI secolo la città appare con un nuovo nome: Phausiana; secondo
alcuni storici questo nome è dovuto all'allontanamento dal nucleo
originario verso la campagna, ma recenti studi ipotizzano che la
Phausiana potesse essere ubicata nel colle di San Simplicio. Gli scavi e
gli studi degli ultimi anni, fanno propendere, al contrario, per una
continuità abitativa nel sito della attuale. La città non scomparve ma
subì sicuramente una contrazione in termini demografici e nelle
dimensioni come testimoniano i relitti dei recenti scavi del tunnel. Di
notevole importanza per conoscere meglio la storia di quel periodo sono
gli scavi, iniziati nel 2006 per il rifacimento delle reti idriche nella
zona prospiciente il molo Benedetto Brin, da cui è emerso quello che
presumibilmente doveva essere il foro, resti di templi monumentali e
botteghe artigiane. Un tratto di selciato di epoca tardo imperiale verrà
preservato e integrato nell'arredo urbano. In questo periodo il porto
della città non cessa di vivere e continua a commerciare anche se in
modo ridotto rispetto all'età romana e punica.
Dall' VIII al XII secolo gli Arabi tentano la conquista della Sardegna
attratti dalle miniere d'argento, ed è proprio in questo periodo di
perdurante allerta che la Sardegna si separa dall'impero bizantino e si
divide in quattro parti chiamati Giudicati (Cagliari, Torres, Arborea e
Gallura). A questo periodo risale il Castello di Sa Paulazza,
fortificazione sita in regione Monte a Telti, sulla statale 127 a circa
5km dal centro abitato.
Olbia, che ora si chiama Civita, ricopre il ruolo di capitale del
Giudicato di Gallura, ed è menzionata per la prima volta con questo nome
nel 1113. Tra la fine del XI e gli inizi del XII secolo, sotto il
giudice Costantino, viene edificata la chiesa di San Simplicio, in stile
romanico, l'edificio religioso di maggiore bellezza della Gallura. Nel
1296, morto il giudice Nino Visconti, citato da Dante nella Divina
Commedia come Giudice Nin gentil, il Giudicato gallurese cade in mano
pisana; per iniziativa dei pisani stessi venne quindi ribattezzata in
Terranova (mentre il termine Civita rimarrà esclusivamente ad
individuare amministrativamente la diocesi). Città murata (sulla porta
principale verso terra vi campeggiava lo stemma giudicale), centro del
potere religioso (la cattedrale extra-muros di San Simplicio realizzata
sull'antica necropoli punico-romana in cui erano sepolti i resti di San
Simplicio) e civile (il palazzo giudicale era probabilmente nel luogo
della ex caserma della Guardia di Finanza in Corso Umberto, con cappella
palatina presso la chiesa di San Paolo). Sul periodo giudicale,
purtroppo le fonti sono poche e frammentarie. Citando Francesco Ignazio
Mannu (nato a Ozieri il 18 maggio 1758 e morto a Cagliari nel 1839)
"...S'isula hat arruinadu, custa razza de bastardos; Sos privilegios
sardos Issos nos hana leadu, dae sos archivios furadu, nos hana sas
mezzus pezzas et che iscritturas bezzas las hana fattas bruiare...
Hanno rovinato l'isola questa razza di bastardi, i privilegi sardi li
hanno portati via; hanno rubato dagli archivi i documenti più
importanti, e come scritti inutili li hanno fatti bruciare..." a parte
gli scritti di Dionigi Panedda poco è stato pubblicato sul giudicato di
Gallura. Nel repartimiento de Cerdeña del 1358, Terranova, capitale
giudicale, dopo un lungo periodo di guerre, rivolte e pestilenze,
contava 132 capifamiglia soggetti al testatico, tale dato riferito ai
contribuenti fa desumere su una popolazione di circa 800 abitanti, nello
stesso periodo a Sassari erano attestati non più di 700 uomini in armi,
circa 4000 abitanti. Alcune fonti riportano come parte della città
fosse in rovina e che ne venissero prelevati i resti anche per
l'erezione del complesso della Piazza del Duomo a Pisa, tra i quali
l'architrave di un tempio dedicato a Cerere e il portale della stessa
cattedrale di San Simplicio. I diritti storici della capitale giudicale
restano comunque a Terranova.Il pesante vincolo pisano nella conduzione
del Giudicato ne limitava fortemente l'autonomia. A questo periodo
risale comunque il fortilizio del Castello di Pedres, di cui si hanno
notizie tra il 1296 ed il 1388 realizzato probabilmente da maestranze
pisane, un tempo costituito da due piazzali cinti da mura turrite, lungo
la strada per Loiri. Altri importanti monumenti del periodo medioevale
sono: la Basilica di San Simplicio, realizzata tra l'XI e il XII secolo,
monumento di maggior pregio della Gallura, al di fuori delle mura
urbane, notevole testimonianza dell'architettura romanico-pisana e
interamente realizzata in blocchi di granito da mestranze toscane e
lombarde, è stata, sino al 1621, la cattedrale della diocesi di Civita;
l'edificio di culto era originariamente circondato da un'ampia
necropoli, utilizzata fin dal periodo punico IV secolo a.C.; la chiesa
di San Paolo Apostolo, probabilmente risalente all'epoca bassomedievale
ma pesantemente rimaneggiata nel XVIII secolo (un'epigrafe all'interno
riporta l'anno 1747), nella parte più alta del centro storico della
città, sorta sui resti di quella che forse era l'antica cappella
palatina del palazzo dei Giudici di Gallura e precedentemente su un
tempio di epoca punica e romana forse dedicato alla divinità
Melqart-Ercole; la cupola maiolicata risale alla metà del XX secolo.
Nel 1323 la Sardegna viene conquistata dagli Aragonesi e sotto questa dominazione vi venne istituito il regime feudale che comportò la disgregazione del Giudicato di Gallura, con il solo mantenimento dell'organizzazione territoriale in Curatorie (ribattezzate Incontrade): Terranova fu prima nell'omonima Signoria, poi della baronia di Terranova, e quindi Marchesato dal 1579.Di fatto XIII al XVI secolo la città decade lentamente per problemi legati alla mutazione dell'asse dei traffici marittimi, che spostandosi verso la Spagna, favoriva le città della costa occidentale sarda. L'insalubrità ambientale e la presenza della malaria, uniti all'esposizione a scorrerie piratesche ottomane ( nel 1553 il corsaro Dragut ne devasta il centro), causano la decadenza della città. Nella seconda metà del '500 la città è scarsamente abitata: nel 1559 a Olbia vengono attribuiti non più di 90 fuochi ( circa 360-400 abitanti ), alla fine del '600 appena 240 abitanti. Il processo di spopolamento delle coste avviene in concomitanza con il ripopolamento delle zone interne della Gallura, che beneficiano, anche, delle migrazioni di popolazioni in fuga dalla Corsica. Il declino di Terranova comportò nel 1568 l'accorpamento della sede vescovile prima a Castellaragonese (oggi Castelsardo) con la denominazione di "Civita e Ampurias" sino alla soppressione che avvenne nel 1839, con la nascita della diocesi di "Tempio-Ampurias". Nel 1614 il vescovo Giacomo (Diego) Passamar ordina una ricognizione dei resti dei martiri Olbiesi (Rosola, Diocleziano, Fiorenzo e Simplicio) i cui resti vennero traslati dalla cripta presso la cattedrale (fuori le mura) al centro nella chiesa di San Paolo dentro le mura di Terranova.
Ancora tra il 1826 e il 1828 Antoine-Claude Pasquin Valery nel suo Voyage en Sardaigne scriveva : «Il villaggio marittimo di Terranova, insalubre, spopolato, non ha duemila abitanti, occupa il sito dell'antica e celebre Olbia. L'aspetto delle case è quello delle grandi fattorie, (...); Nella campagna, la chiesa di San Simplicio, che risale ai Pisani, è press'a poco abbandonata (...)», ma anche : «Questa bella pianura di Terranova, un tempo tanto fiorente da contare dodici città e settanta comuni, così felicemente situata in riva al mare, riparata dalle montagne e con un così buon clima, potrebbe nutrire più di 50.000 abitanti; infatti possiede ancora tutti gli elementi dell’antica prosperità» . Mentre il Generale Alberto La Marmora, nel suo celeberrimo Itinerario dell'isola di Sardegna scriveva: «L’attuale paese di Olbia è costruito a filo, con una certa regolarità. Le strade sono parallele e tagliate ad angolo retto. Le case sono costruite come la chiesa di San Simplicio con cantoni di granito estratti sul posto o nei dintorni; questa roccia assume una colorazione rosata simile al più bel granito dei monumenti egizi.» Ai viaggiatori europei dell'800, tra i quali John Warre Tyndale, il paese di Terranova appariva così: «Le case, nessuna delle quali si presenta decente o pulita, sono per lo più fatte di granito ed imbiancate, quasi ad offrire un contrasto maggiore con la sporcizia generale ed il sudiciume che sta all’interno e attorno ad esse.» Il processo demografico sì invertì solo nella seconda metà dell'800: la città che nel 1799 contava appena 2000 abitanti, viene rinominata, con regio decreto nel 1862, in Terranova Pausania. Furono determinanti la riqualificazione del porto di Terranova (nel 1870, a cui contribuirono anche i comuni della Gallura) e l'arrivo della ferrovia (la linea Cagliari-Chilivani-Terranova venne inaugurata nel 1881, cui si aggiunse il prolungamento a Golfo Aranci), che portarono alla rinascita urbana del centro, che allora contava circa 3000 abitanti, in prevalenza pescatori (con una nutrita comunità di origine ponzese) e contadini. Tuttavia, le difficoltà dovute all'interramento della canaletta di accesso al golfo di Olbia, spinsero il generale La Marmora a proporre l'idea di costruire un nuovo porto presso Capo Figari, con la fondazione di un nuovo nucleo abitato chiamato Olbia Nova. Nel 1880 il servizio regolare di linea (passeggeri e postale) per Civitavecchia mediante piroscafi venne spostato da Terranova alla vicina Figari (oggi Golfo Aranci), prolungandovi la ferrovia, lasciando alla prima il solo traffico merci e militare. Solo nel 1920, a seguito di una insurrezione popolare e delle incessanti battaglie parlamentari dell'on. Giacomo Pala, in seguito conosciuto come onorevole Terranova venne riattivato il servizio a Terranova, il che diede un impulso maggiore alla rinascita economica, commerciale e demografica del centro che era iniziata dagli ultimi anni del secolo precedente, mentre, a seguito dei lavori di ampliamento e banchinamento del porto, nel 1930 venne inaugurata la Stazione Marittima. A questo periodo risale la Villa Tamponi, edificata nel 1870 in forme neoclassiche con parco circostante; il Complesso dello Scolastico (scuole elementari) in Corso Umberto, realizzato nel 1911, nel quale avrà sede il nuovo municipio di Olbia; il Municipio, risalente all'inizio del XX secolo in forme liberty e neogotiche;
Nel corso del periodo fascista con regio decreto del 4 agosto 1939 viene ripristinato l'antico nome romano (Olbia), le viene inoltre aggregata la frazione di San Pantaleo staccata dal disciolto comune di Nuchis e vengono realizzati regolari collegamenti aerei con la penisola a mezzo di idrovolanti. Il 14 maggio 1943 Olbia viene duramente bombardata dagli alleati, almeno 22 persone muoiono sotto le macerie del municipo e del centro. Insieme a Cagliari la città paga un alto tributo di sangue alla seconda guerra mondiale.
Bonificato il territorio e debellata la presenza della malaria, nel
corso della seconda metà del XX secolo e in particolare dagli anni
Sessanta la città è cresciuta economicamente e demograficamente sotto la
spinta della scoperta turistica della costa nord orientale della
Sardegna (Costa Smeralda, Arcipelago della Maddalena, Santa Teresa),
della quale diviene il principale riferimento e centro di servizi. Il 31
agosto 2006 con Delibera Statutaria del Consiglio Provinciale, è stata
formalizzata la scelta definitiva del capoluogo della Provincia di
Olbia-Tempio: "La Presidenza della Provincia, con il Presidente, la
Giunta Provinciale e il Consiglio Provinciale con i propri organismi
consiliari hanno sede in Olbia, ove vi è la sede legale, amministrativa
principale ed operativa dell’Ente. Il comune di Olbia nel 2006 ha
ottenuto dall' Eurispes il riconoscimento come comune d'eccellenza del
sistema amministrativo italiano per capacità amministrativa e
gestionale. Tra le più importanti opere pubbliche realizzate in questo
periodo si ricordano: gli uffici ITAV e Caserma dei Vigili del Fuoco
presso l'aeroporto di Olbia (1974), dell'arch. Francesco Cellini; la
Chiesa della Sacra Famiglia, dell'arch. Vico Mossa; il Teatro sul Golfo
di Olbia, progettato dall'arch. Giovanni Michelucci con Quart Progetti e
sua ultima opera (1990); il Centro Commerciale Terranova, progettato
dall'arch. Aldo Rossi; il Museo Archeologico Nazionale (Museo del Mare),
progettato dall'arch. Giovanni Maciocco; il Complesso commerciale e
residenziale Agorà in viale Aldo Moro, progettato dall'arch. Dante
Benini (1995-2000); l'ampliamento dell'aeroporto Costa Smeralda (2004),
progettato dall'arch. Willem Brouwer con la consulenza grafica del
Bureau Mijksenaar. La città è dotata di due ospedali Civili (Nosocomio
San Giovanni di Dio in viale Aldo Moro e nosocomio Giovanni Paolo II in
via Bazzoni - Sircana ), è sede locale dell'Agenzia delle Entrate, sede
staccata del Tribunale di Tempio Pausania, dell' Azienda Sanitaria
Locale (ASL) n. 2 di Olbia (che accorpa dal 1996 le precedenti ASL n. 3
di Tempio e n. 4 di Olbia e con competenza estesa all'intera provincia),
della Capitaneria di Porto, dell'Autorità del Porto di Olbia-Golfo
Aranci, dell'Area naturale marina protetta Tavolara - Punta Coda Cavallo
(comprendente territori situati nei comuni di Olbia, Loiri Porto San
Paolo e San Teodoro), nonché sede degli uffici previdenziali (INPS
Agenzia Complessa e del Pubblico Registro Automobilistico (PRA). Dal
2005 vi è stata insediata la sede provvisoria della Provincia di
Olbia-Tempio (dapprima nella sede della Comunità Montana "Riviera di
Gallura" in via Nanni, quindi nella nuova sede, sempre in via Nanni),
dove attualmente ha sede la presidenza e dove si riuniscono la Giunta e
il Consiglio dell'Ente.
I principali porti turistici nel comune di Olbia sono: Olbia, Porto Rotondo, Portisco, Poltu Quadu, Marina di Olbia.
Il Parco Fausto Noce, con i suoi 18 ettari è il parco urbano più grande della Sardegna, classificatosi nel 2005 come secondo miglior progetto per il verde in Italia. Altri luoghi di ritrovo sono:
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