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Punto di interesse pubblicato il 2010-10-15, da 3DGIS Software Solutions
La Spezia sorge su un angusto lembo di terra stretto tra mare e monti, dove nel suo golfo venne costruito uno dei più grandi arsenali della Marina Militare.
La Spezia si trova all'estremo levante della regione Liguria, a pochi
chilometri dal confine con la Toscana, al centro di un profondo golfo
naturale al quale dà il nome.Tale golfo, conosciuto anche con
l'appellativo di Golfo dei Poeti, è cinto da una catena di colline, la
cui cima più imponente è il monte Verrugoli, 749 m s.l.m., asperità che è
situata alla periferia occidentale del centro abitato.
Il territorio comunale spezzino fa parte dell'Autorità di Bacino
Interregionale del Fiume Magra ed una piccola porzione del territorio
comunale, rappresentata dal piccolo borgo di Tramonti e dalla
circostante collina, fa parte del Parco Nazionale delle Cinque Terre.
La città sorge su un angusto lembo di terra stretto tra mare e monti;
diretta conseguenza di ciò è la presenza di numerosi quartieri collinari
e la disposizione piuttosto irregolare della pianta urbana, che negli
anni venti ha richiesto addirittura lo sbancamento del colle dei
Cappuccini (dove sorge l'attuale Piazza Europa) per consentire al centro
storico lo sviluppo possibile verso est, in direzione della piana di
Migliarina, poiché l'area ad ovest è occupata dall'Arsenale Militare.
Tale sviluppo urbanistico ha richiesto ingenti opere di bonifica;
infatti dove oggi sorge la gran parte dello scalo portuale era un tempo
un'ampia zona paludosa, detta gli Stagnoni.
Il golfo che protegge la città ha una estensione di circa 150 ettari, ed
è chiuso da una diga foranea lunga circa 2.210 metri con due passaggi,
quello di ponente di circa 400 metri e quello di levante di circa 200
metri.L'insenatura del golfo ha una profondità di 4,6 km ed una
larghezza di 3,2 km.
Proprio la particolare conformazione del golfo, ben riparato dalla furia
delle mareggiate e da possibili attacchi nemici, ha fatto sì che alla
Spezia venisse costruito uno dei più grandi arsenali della Marina
Militare e, nel corso degli anni, si potesse sviluppare uno dei maggiori
porti mercantili del Mar Mediterraneo.
La prima trascrizione del nome sembra risalire al 1256, in un
documento redatto presso Spezam, anche se in un documento del 25 luglio
1071 appare forse per la prima volta il nome Spezia. Il nucleo del borgo
è identificabile con il Poggio, nel cuore della vecchia città.
Al di là dell'etimologia del termine Spezia, sulla provenienza del quale
sono state avanzate dagli studiosi numerose ipotesi, senza che si
giungesse tuttavia a stabilirne l'origine precisa, le principali
controversie vertono sull'utilizzo dell'articolo "La" che compare
davanti al toponimo.
L'articolo fa la sua comparsa già a partire dai primi documenti redatti in volgare, ossia all'inizio del V secolo.
Dopo il Congresso di Vienna, tuttavia, con il passaggio dell'intera
Liguria al Regno di Sardegna, la burocrazia decide di sopprimere
l'articolo, in quanto considerato una violazione alla regola secondo la
quale i nomi di città rifiutano l'articolo.Gli Spezzini non accolgono
volentieri questo cambiamento e fanno più volte presente al governo
centrale le loro rimostranze, senza tuttavia ottenere alcun
risultato.Con la costituzione della Provincia della Spezia, nel 1923, le
diverse denominazioni (Spezia e La Spezia) continuano a generare
confusione, tanto che nel 1926 il Consiglio Comunale vota un ordine del
giorno con il quale si chiede il ripristino dell'articolo nella consueta
forma.
Si giunge così al 2 aprile 1930, quando viene finalmente emanato un
regio decreto che rettifica ufficialmente la denominazione del nome del
Comune in "La Spezia". Tuttavia, a causa della formulazione piuttosto
schematica del testo della nuova Legge, si intende erroneamente il "La" –
scritto con la lettera "L" maiuscola – non come un articolo
declinabile, ma come una particella da utilizzare in modo invariabile
davanti al nome, quasi facente parte del nome stesso. Nonostante sia
passato da allora ormai molto tempo, ancora oggi è facile imbattersi in
errori nella corretta declinazione dell'articolo, quali "di La Spezia",
"in La Spezia" o "a La Spezia". Eppure, nello Statuto del Comune della
Spezia si legge esplicitamente:
Altro errore comune è l'utilizzo della maiuscola nell'articolo: secondo
le regole grammaticali, infatti, esso richiede la lettera maiuscola solo
se ci si trova all'inizio di una frase, mentre va scritto con la
minuscola in tutti gli altri casi.Da notare poi che non sempre negli
elenchi alfabetici la città viene correttamente inserita alla lettera
"S".
Vi è tuttavia da osservare che l'articolo non viene utilizzato nel
dialetto locale.Non a caso, gli abitanti della città e della provincia,
anche quando parlano in italiano, non usano mai l'articolo, utilizzando
comunemente espressioni quali "sono di Spezia" o "vado a Spezia".
Il territorio spezzino e le terre circostanti furono abitati già in
tempi preistorici, come testimoniano sia le numerose statue stele
scoperte in varie località che i reperti dell'età del bronzo e di quella
del ferro ritrovati in varie occasioni sulle alture del Golfo e delle
vallate adiacenti. Più tardi, in epoca storica, la zona di Luni si trovò
al margine del territorio etrusco.
Le zone del Levante ligure fino al Magra videro lo stanziamento delle
popolazioni dei Liguri, sottomessi nel 155 a.C. dal console Marco
Claudio Marcello.
Le origini della Spezia sono legate alla colonizzazione romana e si
intrecciano comunque con le vicende di Luni, il centro senza dubbio più
importante di tutta la zona durante tutta l'epoca classica (foro,
anfiteatro).
La rete viaria della zona era limitata dalle montagne del retroterra
cosicché da Roma la via Aurelia terminava a Pisa e il collegamento via
terra da Luni con il resto del ponente ligure e la Gallia avveniva
soprattutto attraverso la pianura padana (via Aemilia Scauri). Altra
importante via di collegamento tra Luni e Parma era la Strada delle
cento miglia che arrivava dal Malpasso, oggi Passo del Lagastrello. Per i
collegamenti via mare il golfo spezzino invece costituiva un sicuro
appoggio per la normale navigazione di cabotaggio.
Nella ripartizione di Augusto la zona, come il resto della Liguria,
apparteneva alla Regio IX, il cui confine orientale era segnato dal
corso inferiore del fiume Macra, mentre Luna apparteneva alla Regio VII.
Conferme archeologiche di permanenti insediamenti romani sul sito della
Spezia sono emerse in varie occasioni: nella zona di San Vito (Marola)
nel 1914 sono state rinvenute tre anfore vinarie romane a una profondità
di nove metri, databili al I secolo d.C. (mentre una calotta cranica è
stata invece trovata a 14,50 metri di profondità e pertanto databile al
1000 a.C. circa). Ancora a San Vito resti di una villa romana sono stati
distrutti per la costruzione dell'Arsenale.
Nella zona dellAntoniano (cioè l'attuale Pieve di S. Venerio a
Migliarina) esisteva un oppidum preromano, che forse è da identificarsi
con il Boron indicato nella Tavola Peutingeriana come stazione navale;
peraltro nella zona di Migliarina esiste una Via di Boron ripresa
sicuramente dalla località menzionata nella Tavola Peutingeriana.
Sempre nella zona della Pieve sono stati raccolte ceramiche e scorie ferrose a conferma di un insediamento romano.
La presenza romana è anche ampiamente documentata all'interno del Golfo: ville patrizie al Varignano, a Muggiano.
Portus Veneris è citata nel 161 nel portolano dell'imperatore Antonino Pio.
Altre memorie dell'epoca classica ben più consistenti sono i siti
archeologici della città di Luni, di Bocca di Magra e di Ameglia.
Il Cristianesimo si diffonde nella zona verosimilmente agli inizi del
III secolo mentre l'organizzazione e la crescita della Diocesi sono più
tarde risalendo agli inizi del V secolo quando, ormai alla fine
dell'Impero romano, si apre per la regione il periodo alto medievale.
Con la caduta dell'Impero romano dopo il V secolo si ebbe la devastazione da parte dei barbari (Eruli e Goti).
Dopo la dominazione gotica, il territorio di Luni e la regione del golfo
vengono riconquistati da Narsete nel 552 a conclusione della guerra
gotica e, sotto il dominio bizantino, passano all'Esarcato d'Italia con
la formazione della Provincia bizantina di Liguria.
Tornata ai Bizantini dopo le guerre gotiche, ebbe una breve
ripresa.In questo periodo San Venerio fu monaco nel cenobio dell'isola
del Tino, dove morì nel 630.
I Longobardi conquistano la Liguria nel 642 con il loro re Rotari e la
sottomettono completamente con Liutprando: Luni e la sua regione vengono
annesse al ducato di Tuscia con capitale Lucca, staccando l'area dal
ducato di Liguria.
La politica locale dei sovrani longobardi è spesso rivolta a contrastare l'autorità dei vescovi di Luni.
Alla caduta del regno longobardo nel 773 la regione passa sotto il
dominio franco ad opera di Carlo Magno, sotto il quale i vescovi
acquisiscono un potere temporale come Vescovi-Conti.
Nell'860 la zona è saccheggiata dai Normanni che a Luni ne uccidono il vescovo Ceccardo.
Nello stesso IX secolo la regione comincia a subire il flagello delle
incursioni arabe al punto che, un secolo dopo, a causa degli incessanti
saccheggi dal mare, dei rapimenti di persone e delle devastazioni
procurate, il conseguente decadimento del territorio e la diffusa
malaria, Luni finsce con l'essere abbandonata dalla sua popolazione (la
diocesi vi rimarrà ancora formalmente fino al 1204, quando verrà
trasferita a Sarzana da papa Innocenzo III).
Nel IX secolo il centro principale della zona del golfo era Vesigna, che
sorgeva sul colle di Marinasco; è da Vesigna che procede verso il mare
una migrazione di popolazione che, unendosi agli insediamenti già
esistenti in loco, contribuirà alla formazione del primo borgo sul
Poggio della Spezia e al suo sviluppo nei secoli X e XI.
Nel X secolo la zona entra a far parte della marca Obertenga.
Il tardo periodo medievale vide una progressiva frammentazione politica e
culturale della zona, con la nascita di piccole signorie locali, come
quelle dei di Vezzano, dei da Passano e dei di Lavagna.
Agli inizi del XII secolo Genova acquista il borgo di Porto Venere e
accresce la sua influenza sull'estremo Levante ligure.Questa novità è
importante poiché consente a questi territori il loro progressivo
affrancamento dal regime feudale e la loro crescita.
Il borgo di Spezia ha già raggiunto una certa importanza nel XII secolo:
è infatti già citato in alcuni documenti commerciali del 1160 in cui
sono menzionati Bonus Johannes e Baldus de Specia.
Vesigna nel (1223) e Càrpena nel (1224) entrano nell'orbita della
Compagna genovese e quindi, con loro, anche il borgo di Spezia.
Già nella prima metà del XIII secolo, la Spezia comincia ad affrancarsi
da Càrpena grazie al proprio sviluppo mercantile e all'industria del
sale.
Nel 1254 Genova sottrae Lerici a Pisa e accresce così il proprio controllo sul Golfo.
Un documento notarile rogato nel 1256 riporta un'antica trascrizione del termine Spezam.
Ma per quasi vent'anni il borgo di Spezia si trova a essere svincolato
dal dominio genovese, quando cioè Nicolò Fieschi ne fa il centro, tra il
1256 e il 1273, di una propria effimera Signoria guelfa, estesa da
Sarzana a Lavagna e in contrapposizione a Genova.Al periodo del Fieschi
risalgono la prima fase di costruzione del Castello San Giorgio, sulla
collina del Poggio e la fortificazione della città.
L'indipendenza del borgo spezzino ha però termine nel 1273, quando
Oberto Doria muove contro Nicolò e, partendo da Porto Venere, espugna la
città e incendia il Castello San Giorgio; la Repubblica di Genova
riacquista così definitivamente la piena sovranità sul borgo.
Con il passare del tempo il borgo di Spezia va incontro ad importanti
progressi urbani, sociali ed economici connessi all'estrazione e
all'esportazione del sale.
Il castello viene restaurato nel 1343 per volere di Simone Boccanegra,
primo dei Dogi a vita genovesi, che vi nomina anche un Podestà.
Nel 1371 vengono erette le mura di difesa ed alcuni edifici pubblici.
Delle mura trecentesche rimangono tuttora alcuni tratti con i
camminamenti e le merlature ghibelline; sembra che le porte d'accesso
alla città, protette da altrettante torri, fossero cinque: S. Maria, S.
Andrea, Nuova, Romana e Marina.
La cattedrale di Santa Maria era all'esterno della cinta muraria.Nel 1390 viene edificato il convento di Sant'Agostino.
La fine del secolo vede il declino della potenza genovese in lotta con
Venezia e, dopo un periodo di lotte intestine, il prevalere della
dinastia milanese dei Visconti su Genova stessa e su tutta la Liguria e
anche sulla Spezia.
Nel 1407 La Spezia riesce a dotarsi di propri Statuti e nomina
dapprima un Podestà, figura con prerogative solamente politiche, e in un
secondo tempo un Capitano che oltre a quelle politiche assomma anche le
funzioni militari.
Il 1412 vede la fine vittoriosa della guerra di Genova contro Firenze,
nonostante la rivolta (guidata dai Fieschi) di molte località del
golfo.La Spezia, che è rimasta fedele alla Repubblica, può distruggere
Carpena e affermarsi così come centro principale.
Nel 1420 si dà l'avvio alla costruzione del Palazzo comunale, sede dell'autorità cittadina e luogo di assemblee.
Qualche decennio dopo la regione è coinvolta nella guerra del 1436
condotta contro Genova da parte di Filippo Maria Visconti, Duca di
Milano, e delle devastazioni operate dal suo condottiero Niccolò
Piccinino.
In questa occasione fu necessario demolire la cattedrale di Santa Maria
che, essendo all'esterno delle mura, non poteva essere sottratta al
saccheggio.Più tardi, nel 1471, la Chiesa di S.Maria venne ricostruita e
protetta allargando appositamente la cinta muraria della città.
Poco più tardi viene fondato lOspedale di Sant'Andrea (1480). Come negli
altri centri italiani dell'epoca, anche qui sorgono numerose
Confraternite quali quella dell'Annunziata e quella di S.Antonio abate.
Tra il XVI ed il XVII secolo Sarzana in realtà è ancora il centro
principale della Lunigiana, vasta area che comprende, fra le altre,
anche buona parte dei territori del Golfo e delle zone circostanti; il
suo primato regge però solo fino a quando non si profila in modo
evidente la supremazia di un nuovo centro, la Spezia, eretto sede del
Vicariato della riviera orientale da Pietra Corice a Capo Corvo.Lo
sviluppo della città continua fino al XVII secolo, quando la regione
ormai consolidata è destinata a mantenersi inalterata fino alle soglie
dell'età industriale. I primi decenni del XVI secolo vedono scacciata
con alterne vicende l'influenza francese sulla Repubblica genovese, e
poi l'affermarsi di quella imperiale di Carlo V (1528).
Nell'estate del 1533 il papa Clemente VII, di ritorno da Marsiglia,
sosta nella città ed il pittore spezzino Antonio da Carpena è
incaricato di dipingere alcuni quadri in onore del Pontefice.
Nell'autunno del 1541 l'imperatore Carlo V raduna nel porto spezzino un
contingente della flotta destinata alla sfortunata spedizione contro la
base ottomana di Algeri ed il pirata Barbarossa.
Nel 1560 ha inizio la costruzione della fortezza di S. Maria nei pressi
del Varignano a difesa dalle continue incursioni dei pirati ottomani.
Ai primi di agosto dell'anno 1571 una flotta di ottanta galee spagnole,
al comando di don Giovanni d'Austria, si pone alla fonda nel porto della
Spezia, in attesa di unirsi al contingente delle altre galee messe a
disposizione dalla Repubblica di Genova e dal duca di Savoia.Nel golfo
spezzino vengono anche imbarcati soldati tedeschi e un piccolo esercito
di quattrocento uomini del duca di Parma, Alessandro Farnese.Il 4 agosto
la flotta riprende il mare diretta a Messina, per unirsi alle
centocinque galee veneziane, alle dodici pontificie e a quelle dei
Doria, di Malta e degli alleati minori.L'intera flotta, in tutto
duecentosette unità, si dirigerà quindi in Grecia per affrontare quella
turca nella battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571).
Nel 1606 la Repubblica genovese opera un'ulteriore fase di
rafforzamento del Castello San Giorgio per adeguarlo alla potenza
distruttiva delle nuove armi da fuoco; Genova procede inoltre
all'edificazione di altre fortezze nel Golfo nell'intento di crearsi un
potente baluardo nell'estremo levante del proprio territorio.
La città gode di nuovi ampliamenti e l'antico Palazzo del Comune, sorto
nel 1420 e sede del Capitano, viene radicalmente rinnovato.
Genova tuttavia non concede un'eccessiva libertà al libero sviluppo
delle attività mercantili locali e la vita economica ristagna.Per
fornire nuovo impulso ai commerci, nel 1654 la Repubblica decide di
consentire agli ebrei di stabilirsi in città: vengono istituiti mercati e
fiere per gli scambi e San Giuseppe diventa il patrono della Spezia.
Nel 1656 in tutta la Liguria si verifica una terribile epidemia di
peste. Nel 1724 il governo della Repubblica genovese decide la
costruzione al Varignano di un Lazzaretto per la quarantena delle merci e
delle persone.
L'importanza della città cresce nel tempo senza dubbio grazie anche alla
natura di caposaldo militare svolta dal suo Golfo: così, nel 1757, la
Repubblica di Genova decide di sostituire la figura del Capitano con
quella di Governatore della Spezia.
Ma con il volgere del secolo sono ormai alle porte i rivolgimenti
portati dalla Rivoluzione Francese e dalla napoleonica campagna
d'Italia: nel 1797 la storica Repubblica Genovese cade e con la sua
fine la Spezia entra a far parte della Repubblica Ligure come capoluogo
del Dipartimento del Golfo di Venere.
Nel 1805 la Repubblica Ligure viene annessa all'Impero Francese. La
Spezia viene inserita nel Dipartimento degli Appennini, con capoluogo
Chiavari, nella Circoscrizione di Sarzana.
Anche Napoleone è consapevole dell'importanza militare della Spezia e la
eleva al rango di sede di Distretto: la Spezia viene dichiarata porto
militare con decreto imperiale in data 11 maggio 1808; si pensa già
anche di costruirvi di un Arsenale. Alla caduta di Napoleone segue la
Restaurazione: la Liguria è annessa al Regno di Sardegna di Vittorio
Emanuele I (4 gennaio 1815); la Spezia è sede dellIntendenza della
Provincia di Levante.
Ha inizio un primo sviluppo come località di villeggiatura balneare e
poi come centro marittimo.Sono anni di crescita demografica; nel 1823 la
città diviene capoluogo ed inizia un'attività edificatoria di opere
pubbliche; il Teatro Civico, progettato da Ippolito Cremona, viene
inaugurato nel 1846.Nell'estate del 1827 vi transita Alessandro Manzoni
con tutta la famiglia, proveniente da Genova e diretto a Firenze.
Nel 1849 il Governo piemontese prende la prima decisione di costruire
alla Spezia l'Arsenale.Questa decisione sarà il principio di un profondo
e radicale cambiamento della città sotto ogni punto di vista. I lavori
dureranno dal 1862 al 1869.A seguito della forte immigrazione, la città,
che nel 1861 alla proclamazione del Regno d'Italia assommava a poco più
di 15.000 persone, vedrà aumentare rapidamente la sua popolazione. Nel
settembre del 1853, Richard Wagner sbarca alla Spezia durante un viaggio
di piacere in Italia. Pernottando in una locanda al civico 45 di via
del Prione (Palazzo Doria) trova per caso l'ispirazione per il preludio
de L'oro del Reno e dell'intera Tetralogia.
Il 2 settembre 1862 Giuseppe Garibaldi, ferito all'Aspromonte, è
condotto al forte del Varignano e ricoverato nel Lazzaretto, al secondo
piano dell'edificio centrale: la notizia del suo ferimento fa in breve
tempo il giro del mondo.Al suo capezzale accorrono, oltre ai medici
italiani Di Negro, Palasciano, Porta e Bertanti, Partrige
dall'Inghilterra, Pirogoff dalla Russia e Nelaton dalla Francia.Dal
Varignano, il 22 ottobre, Garibaldi è trasferito alla Spezia all'Albergo
Milano (attuale sede dell'Ammiragliato) ed infine a Pisa dove il 23
novembre 1862 viene operato da Ferdinando Zannetti che gli estrae la
pallottola dal piede. Nel 1870 viene steso un piano regolatore per
adeguare lo sviluppo della città alle nuove necessità indotte dalla
costruzione dell'arsenale appena terminato: vengono tracciati nuovi
viali, si programma l'espansione della città verso levante, viene
costruito il quartiere Umbertino per la manodopera richiamata in città
per i lavori dell'Arsenale e per quelli relativi alle opere di
fortificazione del golfo. Altra immigrazione è legata all'arrivo del
personale militare stanziato in città.
Sorgono lAlbergo Croce di Malta ed il Politeama Duca di Genova (che
verrà però demolito nel 1933 in conformità al nuovo piano regolatore).
La popolazione arriva a contare circa 37.000 abitanti poco prima del
1884, anno in cui la città è colpita da una grave epidemia di colera.
Viene presa l'importante decisione di costruire anche il porto
mercantile ed i lavori hanno inizio nel 1891.Viene anche aperta la linea
ferroviaria che collega la Spezia a Parma, conosciuta come
Pontremolese.A fine secolo il Comune costruisce la prima officina
elettrica, a Valdellora, per l'illuminazione pubblica e privata e avvia
una rete di trasporto pubblico.
Per tutto il XIX secolo la città conserva anche un carattere
fortemente turistico, ed è spesso sede delle vacanze dei Savoia e del
Re, che soleva risiedere presso l'hotel Croce di Malta, attualmente
residenza privata dirimpetto al lungomare ed ai giardini pubblici.Ma è
verso la seconda metà dell'Ottocento che la Spezia modifica il suo
aspetto di borgo chiuso assumendo il rango di capitale militare
marittima, con trasformazioni sociali ed economiche che fanno passare la
città da piccolo borgo con circa 11.000 abitanti alle attuali
dimensioni di capoluogo di provincia.
Con regio decreto del 30 maggio 1849 venne decisa la costruzione
dell'Arsenale Militare Marittimo: la legge che approvò la definitiva
collocazione dell'Arsenale Militare alla Spezia fu promulgata dal
Parlamento Subalpino il 4 luglio 1857.Nel 1862 iniziano i lavori per la
costruzione dell'Arsenale, che già immaginato da Napoleone, inizia a
tradursi in realtà per la volontà di Cavour.Domenico Chiodo, Ufficiale
del Genio Militare, è incaricato della direzione del progetto della
nuova base navale.
Chiodo si avvale della consulenza di Rendel, Presidente della Società
degli Ingegneri Civili d'Inghilterra, ma, contrariamente all'opinione di
quest'ultimo, favorevole alla costruzione dell'Arsenale al Varignano,
dà avvio ai lavori sulla piana di San Vito presso Marola.I lavori si
protraggono per sette anni, e l'arsenale viene inaugurato il 28 agosto
1869 dallo stesso generale Domenico Chiodo.
Con la costruzione dell'Arsenale la città mutò aspetto, realizzando
nuovi spazi urbani più ampi e vivibili, e conobbe un rapido sviluppo
economico insieme ad un notevole incremento demografico: la popolazione
raggiunse le 31.500 unità nel 1881 e le 60.000 unità a fine secolo.
Da un punto di vista costruttivo l'Arsenale fu separato dalla città da
un fossato ottenuto deviando il corso del canale Lagora, e da un muro di
cinta con delle torri semicircolari (doveva essere poi costruito un
altro muro di cinta per sicurezza, ma l'opera non si fece): tale muro fu
costruito, nella parte superiore, sopra il cosiddetto marcapiano, con
pietre irregolari di arenaria preso dalle colline di Biassa, mentre la
parte bassa venne costruita in conci di pietra portoro, a tratti
bugnati, provenienti dalle cave di Coregna.Degne di nota le Porte: la
Porta Principale, Porta Sprugola, Porta Ospedale, Porta Ferrovia, Porta
Ponente e Porta Marola.
Nel 2002 gli edifici facenti parte della primitiva costruzione da parte
di Chiodo furono sottoposti a tutela monumentale.Per altro verso, c'è
però chi sottolinea che l'opera, modificando completamente lo sviluppo
della città, ne ha occupato la zona di espansione, ha comportato la
distruzione di chiese, di un monastero, del paese di S. Vito, raso al
suolo, mentre l'adiacente Marola perde il fronte mare e la relativa
passeggiata che l'univa alla città.
La manodopera necessaria alla realizzazione di questa imponente opera
richiamò alla Spezia dalle zone limitrofe e da ogni parte di Italia un
gran numero lavoratori, seguiti dalle rispettive famiglie, portando ad
una mescolanza di genti e culture. Il numero di abitanti della città
crebbe vertiginosamente e, dopo l'epidemia di colera del 1884 che colpì
duramente la popolazione e in occasione della quale perse la vita lo
stesso sindaco Raffaele De Nobili, venne edificato il quartiere
Umbertino; si aggiungono anche notevoli edifici pubblici, l'albergo
Croce di Malta e il Teatro Politeama.
Parallelamente all'Arsenale vengono edificate nuove fortificazioni sulle
alture del Golfo e nelle zone circostanti, e nascono importanti
industrie legate all'indotto militare, quali l'Odero-Terni-Orlando ed il
Cantiere navale del Muggiano, senza dimenticare anche il progressivo
sviluppo del porto mercantile.Nascono anche industrie come lo Jutificio
della Spezia ed i Molini Merello.
L'Arsenale è stato sempre legato al progresso tecnico della navigazione e
delle comunicazioni: infatti qui, a cura del generale del Genio Navale
Giacinto Pullino, negli anni novanta del XIX secolo, fu progettato e
costruito il primo sottomarino italiano, il Delfino, battello che nel
1904 fu poi radicalmente modificato in sommergibile con un progetto del
Maggiore Cesare Laurenti.E ancora qui Guglielmo Marconi condusse molti
dei suoi esperimenti sulle onde radio.
Nel 1901 la Spezia conta circa 73.000 abitanti.
Dopo il rapido e intenso sviluppo civile ed industriale nel corso dei
decenni precedenti, il nuovo secolo si apre per la città con un'attività
culturale molto vivace, aperta alla modernità e alla nuova corrente
artistica del Futurismo.
Il 1904 vede la stesura di un nuovo piano regolatore e l'inizio del
nuovo ospedale in sostituzione di quello antico ubicato nell'ex convento
di S. Francesco.Nel 1906 in Palazzo Crozza trova sede la Biblioteca
Civica; nello stesso anno viene fondata la società cittadina Spezia
Calcio 1906.
Ettore Cozzani, nel 1911 vi fonda L'Eroica, periodico futurista al quale
collaborano letterati e giovani artisti, importante in particolare per
la raccolta delle illustrazioni xilografiche pubblicate.
Nel 1913 l'architetto Vincenzo Bacigalupi vi erige un nuovo teatro, il
Trianon, piccola sala teatrale ricca di sculture, affreschi, velluti e
stucchi, pregevole al punto da meritare un premio internazionale di
architettura.
Nel primo dopoguerra la città viene costituita in capoluogo di Provincia
(1923).Dotatasi di un terzo piano urbanistico, si sviluppa ancora e si
arricchisce di nuovi edifici e monumenti: il Tribunale viene costruito
nel 1923 su disegno di Oreste Rossi (oggi l'edificio è divenuto sede del
Centro d'Arte Contemporanea); nello stesso anno viene inaugurato il
Palazzo degli Studi in piazza Verdi (architetto Armando Titta); nel 1927
viene edificato il Palazzo Boletto su progetto dell'architetto
Bacigalupi.
L'architetto Franco Oliva è molto attivo: edifica Villa Marmori nel
1923, nel 1928 il Palazzo del Governo (oggi sede della Prefettura e
della Provincia) decorato da sculture opera dello spezzino Augusto
Magli, nel 1933 pone mano alla radicale modifica del Teatro Civico,
sempre con la collaborazione dello scultore Magli.
Il 1933 vede anche l'inaugurazione del Palazzo delle Poste importante
opera d'ispirazione razionalista dell'architetto Angiolo Mazzoni; sempre
nello stesso anno viene costruito il palazzo del Littorio, d'impronta
razionalista, che nel dopoguerra diventerà il Municipio.
Il poeta futurista Marinetti, che era molto legato alla città, nel 1933
ha con Fillia l'idea di istituire il Premio di pittura Golfo della
Spezia, destinato a diventare una rassegna d'arte molto importante nel
primo dopoguerra e che lascerà alla città una consistente documentazione
dei movimenti artistici del XX secolo.
Tra le due guerre mondiali, nella località del Varignano, è stato
sviluppato il corpo degli incursori marittimi della Marina Militare.
Nel 1940 la popolazione raggiunge le 123.000 unità.
Nel corso della seconda guerra mondiale, per la sua importanza
industriale e militare, la Spezia subisce ripetuti attacchi aerei da
parte delle forze Alleate.In particolare nel 1943 massicci
bombardamenti causano devastanti danni all'Arsenale e al patrimonio
storico e architettonico della città.
Anche dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 la Spezia è ancora al
centro di aspri combattimenti, anche per il fatto che vi si trova la
sede operativa della Xª Flottiglia MAS, guidata da J. Valerio
Borghese.Durante il periodo della Resistenza la tensione in città
aumenta, sia per gli scontri con le formazioni partigiane, sia per le
rappresaglie nazifasciste, costringendo la popolazione a subire
pesantissime restrizioni.L'attività di repressione delle attività
partigiane su tutto il territorio provinciale partiva direttamente dalla
città capoluogo.Luoghi come il XXI Fanteria e la caserma della Milizia a
nord della città, ora sede di un istituto scolastico, divennero
tristemente famosi come siti dove si consumarono le torture ed i delitti
commessi dalle milizie fasciste. La Spezia è tra le Città decorate al
Valor Militare per la Guerra di Liberazione essendo stata insignita
della Medaglia d'Argento al Valor Militare per i sacrifici delle sue
popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la
seconda guerra mondiale.La notte del 23 aprile 1945, le formazioni
partigiane locali vinsero gli ultimi focolai di resistenza nazifascista e
si impossessarono dei centri nevralgici della città, dichiarandola
libera.Le prime elezioni libere diedero vita alla prima giunta comunale,
la giunta della Liberazione presieduta dal sindaco Agostino Bronzi.
La Spezia, infine, è conosciuta in Israele e sulle carte geografiche
israeliane con il nome di "Schàar Zion" (Porta di Sion) poiché al
termine della Seconda guerra mondiale, nel 1946, su tre navi – la Fede,
di Savona, (ribattezzata Dov Oz), il motoveliero Fenice (ribattezzato
Elyahu Golomb) e lExodus – 1914 ebrei sopravvissuti alla Shoah salparono
dal porto cittadino diretti in Palestina.
La ricostruzione nel dopoguerra ha comportato uno spiccato rinnovamento
edilizio della città spesso irrispettoso della sua identità maturata nei
secoli precedenti. Viene demolito l'antico Palazzo comunale, gravemente
danneggiato dai bombardamenti.
Dopo la seconda guerra mondiale la base militare della Spezia ha perduto
importanza rispetto a quella di Taranto, più centrale nel teatro
mediterraneo.Le commesse militari ed il relativo indotto hanno così
gradualmente perduto d'importanza per l'economia della città.
Dopo il calo demografico iniziato negli anni settanta a motivo della
crisi e dell'emigrazione, negli anni ottanta e novanta ha inizio un
processo di riconversione industriale, rivolto allo sviluppo delle
attività legate alla cantieristica, alla nautica e al turismo.
Nel 1991 la popolazione conta circa 101.400 unità.
La Spezia ha rinnovato anche il suo impulso alla cultura con il
rilancio della rete dei suoi Musei, le collezioni d'arte del Centro
d'Arte Moderna e Contemporanea, le sue biblioteche, il Conservatorio
"G.Puccini" nonché l'apertura di varie gallerie d'arte.
Il 1975 vede il completamento della nuova Cattedrale, dedicata a Cristo Re dei Secoli, su disegno di Adalberto Libera.
A fine secolo, nel 1994, viene completato il nuovo Tribunale; qualche
anno più tardi (1998) viene concluso il restauro del Castello San
Giorgio ed il suo pieno recupero come sede museale.
Nel 2001 la città conta circa 91.400 abitanti.
La Spezia è la cinquantesima città italiana per dimensioni ed è tra le promotrici della Rete delle Città Strategiche.
left|100pxDescrizione araldica dello stemma:
Lo stemma ufficiale è stato approvato con l'apposito decreto datato al 4 dicembre del 1923.
Manifesto della cerimonia di assegnazione
dell'onorificenza|right|200pxLa città della Spezia è stata insignita
della Medaglia d'oro al merito civile, il 20 gennaio 2006.
La chiesa Cattedrale, intitolata a Cristo Re dei Secoli, sorge sulla
collina un tempo sede del Convento dei Cappuccini e domina con la sua
imponente mole la centralissima Piazza Europa.
La Spezia divenne sede di Diocesi nel 1929 e fu in quella occasione che
venne indetto un concorso per il progetto della nuova
cattedrale.L'architetto Brenno Del Giudice presentò il progetto
risultato vincitore, ma che tuttavia rimase per lungo tempo accantonato
fino al 1956, quando venne nuovamente presa in considerazione la
realizzazione della cattedrale.
Il nuovo progetto fu affidato ad Adalberto Libera; alla morte di Libera
(1963), il progetto, già in fase di realizzazione, venne affidato a
Cesare Galeazzi che vi apportò alcune modifiche.La cattedrale, con la
sua caratteristica forma circolare, venne consacrata nel 1975.
Contrariamente alla tradizione che vuole le chiese a croce romana o
greca, la circolarità di questo tempio richiama l'ostia usata per la
celebrazione della messa: l'eucarestia è il sacramento che inserisce in
Cristo e quindi entrare in chiesa per i fedeli equivale ad entrare a far
parte della famiglia del Salvatore, che ne è il centro con la sua
Parola e il suo Sacrificio (sul presbisterio domina la Croce che è
illuminata dall'unica fonte di luce proveniente dal lucernario posto al
centro della copertura dell'edificio).
L'interno è circondato da dodici massicce colonne che recano i nomi
degli Apostoli.L'altare, il pulpito e il tabernacolo sono opera della
scultrice Lia Godano che ha usato il marmo statuario delle Alpi Apuane,
ben visibili dalla Spezia.La Chiesa è priva di affreschi; un programma
di mosaici era previsto nel primo progetto di Brenno Del Giudice, ma poi
non venne realizzato.
Dal 1983, nella cripta sono state composte le spoglie della mistica
spezzina Itala Mela di cui è in corso la causa di beatificazione. Vi è
sepolto anche Giovanni Costantini, primo vescovo della Diocesi.
La Chiesa Abbaziale di Santa Maria Assunta risale al XIII secolo (il
primo documento in cui viene fatto riferimento alla chiesa è datato
1343); da quel momento in poi la chiesa figura come un'importante
istituzione negli affari della comunità locale.
Al suo interno si riuniva infatti il pubblico parlamento che eleggeva i
due sindaci e gli otto consiglieri che affiancavano il Podestà
(successivamente il Capitano), eletto invece a Genova,
nell'amministrazione della città..
A causa della sua posizione centrale la chiesa conserva un interessante
patrimonio artistico, nel quale sono confluite anche alcune opere
provenienti da altre istituzioni religiose soppresse nel corso degli
anni, come ad esempio il convento francescano che venne annesso
all'Arsenale.
Tra queste opere ricordiamo L'incoronazione della Vergine di Andrea
della Robbia, La Moltiplicazione dei Pani di Giovanni Battista Casoni ed
Il Martirio di San Bartolomeo di Luca Cambiaso, e l'imponente
Crocifisso di scuola ligure e risalente al XV secolo.
La chiesa è stata duramente colpita dai bombardamenti durante il secondo
conflitto mondiale.Nel dopoguerra è stata restaurata e dotata di una
nuova facciata.
Progettata dall'architetto Franco Oliva (1932-1934), sorge in via Vittorio Veneto nel complesso dell'Ospedale Civile Sant'Andrea.L'edificio, con facciata a capanna, è posto su di un piano rialzato con paramento a un bugnato grezzo.L'entrata ha un protiro sormontato da due statue di Angeli, opera dello scultore spezzino Augusto Magli, al quale si deve anche la Via Crucis in bronzo all'interno della chiesa.
La Pieve di San Venerio in Migliarina è l'edificio religioso
medievale meglio conservato di tutta la città, scampato alle demolizioni
otto-novecentesche e ai bombardamenti della Seconda guerra mondiale
grazie alla sua posizione decentrata. L'edificio sorge ai piedi delle
colline orientali che circondano la città nel quartiere che oggi da esso
prende appunto il nome de "La Pieve".
Gli scavi archeologici degli anni ottanta hanno portato alla luce,
nell'area a monte della chiesa, un insediamento della tarda Età del
Ferro (VI secolo a.C.) aperto a scambi commerciali con l'Etruria da cui
si importavano ceramiche pregiate quali il "bucchero pisano".
La successiva colonizzazione fondiaria romana, conseguente alla
fondazione della vicina colonia di Luni, è confermata dalla
toponomastica del luogo, anticamente conosciuto come Antoniano, e da un
muro di età repubblicana tuttora visibile attraverso una botola a
livello della fondazione della chiesa romanica.
La chiesa venne intitolata a San Venerio, eremita vissuto sull'Isola del
Tino tra VI e VII secolo e patrono della città di Luni e del Golfo
della Spezia, quando alla morte qui vennero portate le sue reliquie. Le
frequenti incursioni saracene nella zona suggerirono, due secoli dopo
circa, di trasferire le spoglie del santo a Reggio Emilia e la chiesa
visse in seguito in stato di abbandono.
Fu ricostruita nel 1084 in stile romanico, quale si presenta oggi, per
volontà dei signori di Vezzano e durante il XII secolo promossa a chiesa
battesimale inserita nella circoscrizione diocesana Lunense. Ebbe
sempre poche cappelle dipendenti finché lo sviluppo del vicino
insediamento di Migliarina e della relativa Chiesa di San Giovanni, che
inizialmente dipendeva dalla pieve, non ne ridimensionarono
l'importanza.
Presenta una struttura ad una sola navata con due absidi sormontata da un massiccio campanile antecedente di 50 anni
al resto della costruzione. Nella semplice facciata a capanna si apre
un unico portale ad arco lunato sormontato da una bifora con capitello a
foglie riconducibile al periodo gotico. Attaccato alla chiesa sorge
l'oratorio di San Rocco, definitivamente ampliato alle dimensioni
odierne nel 1744, e una necropoli medievale usata fino al XVI secolo.
L'edificio è rimasto chiuso al pubblico dal 1998 al 2008 a causa dei
danni prodotti al tetto da un fulmine che ha colpito la torre.
Al suo interno vi era una pregevole Madonna con bambino dipinta dal
pittore spezzino Giacomo Spinola (Jacobus Spinolotus de Spedia) verso la
metà del XV secolo: trafugata nel febbraio del 1974, è stata recuperata
a Torino solo nel novembre 2007.
La chiesa dei Chiesa dei S.S. Giovanni ed Agostino si trova arroccata alle spalle di Piazza S. Agostino e venne edificata nel XVI secolo, originariamente come un oratorio per il ricovero dei defunti.L'edificio ha una singola navata assai ricca di decorazioni del XVIII e del XIX secolo, il risultato è un contrasto tra l'austerità della parte esterna e lo sfarzo delle decorazioni barocche presenti nella navata e nell'abside.
La chiesa di Santa Maria della Neve sorge sul viale Garibaldi nel centro storico cittadino.La sua costruzione risale alla fine del XIX secolo su progetto dell'architetto torinese Giuseppe Ferrari d'Orsara.
La Chiesa di Nostra Signora della Salute, detta anche Madonna della Scorza, sorge in piazza Brin.
La Chiesa di Santa Rita ospita un grande mosaico dell'artista spezzino contemporaneo Ferdinando Carotenuto.
Il Santuario della Madonna dell'Olmo si trova sulle pendici del monte
Santa Croce, il colle che sovrasta il paese di Fabiano, sul lato
occidentale dell'ampio Golfo della Spezia, a circa 280 m sul livello del
mare.L'inizio del culto verso l'immagine della Madonna dell'Olmo risale
al 1690 circa, quando un'effigie della Vergine con il Bambino, dipinta
su una lastra d'ardesia, era collocata su un muro a secco lungo la via:
qui i viandanti sostavano per la preghiera.
Del quadro (cm 47 × cm 63) non si conoscono né l'autore, né l'epoca
d'origine, che, tuttavia, può collocarsi intorno alla suddetta data
d'inizio della pubblica venerazione: esso raffigura la Madonna che tiene
in braccio il bambino Gesù; alla sua destra vi è san Giuseppe e alla
sinistra, un altro santo che fu identificato, originariamente, in San
Giovanni; più tardi si pensò a sant'Antonio da Padova o a san Tommaso
d'Aquino.La più recente tradizione parrocchiale, infine, ha potuto
identificarlo in san Nicola da Tolentino, a causa dei segni iconografici
con i quali egli è rappresentato, ovvero la stella sul petto ed il
giglio sulla mano sinistra.
In origine, e poi per molto tempo, la Madonna venerata in quest'effigie,
non era conosciuta come "Madonna dell'Olmo", bensì con il titolo di
"Madonna del Monte", perché il luogo ove era posta si trova sul Monte
Santa Croce, o anche "Madonna della Costa", da allora nome della
località.Il titolo dell'Olmo si affermò in epoca molto tarda, quando già
esisteva la primitiva Chiesa: esso derivò, secondo le testimonianze dei
parroci di allora, da una grossa pianta d'olmo, che si trovava nel
piazzale del tempio.
Il 6 giugno 1659, con un atto notarile, il sindaco A. Carassale e alcuni
agenti della corte di Fabiano, si impegnarono, in nome della
popolazione, a costruire una chiesa in onore della Beata Vergine Maria;
la costruzione della chiesa durò otto anni.Per oltre centosettanta anni
il numero dei pellegrini andava progressivamente crescendo, sicché le
dimensioni dell'oratorio si rivelarono insufficienti.
Fu così che, il 1º giugno 1838, in una storica riunione, tutti i
capifamiglia della parrocchia, convocati dal parroco Don Battista
Borachia e dal presidente della Fabbriceria, il conte Gerolamo
Federici, all'unanimità presero la decisione di costruire una chiesa più
grande e più bella, un santuario, appunto, anche per riconoscenza alla
Madonna, per la sua intercessione nell'epidemia del 1817.
La Chiesa è stata, specialmente nel dopoguerra, ma anche tuttora,
oggetto di culto e di venerazione.La seconda domenica di maggio, i
devoti della Madonna del'Olmo, sono soliti effettuare un
pellegrinaggio.Un tempo la salita era percorsa a piedi, partendo dalla
località dei Buggi o da Fabiano Basso e percorrendo un viottolo in
salita, fino ad arrivare al Santuario.Oggi il percorso si abbrevia
arrivando ad oltre la metà del cammino, salendo per la Strada Litoranea
sino nei pressi della chiesa di Fabiano Alto, là dove la strada incrocia
l'antico sentiero.Ed era, ed è tuttora, una fila ininterrotta di fedeli
che pregando, spesso in ginocchio, sale l'erta del Monte Santa Croce
per raggiungere dopo non poca fatica la spianata della Chiesa.E risulta
che i miracoli non sono stati pochi.
La Chiesa di Sant'Andrea è stata definita "un contenitore modesto"
perché, in effetti, la struttura esterna non è certamente di pregio. Ma è
l'interno che compensa questa "modestia".
C'era un tempo una Madonna col Bambino del Trecento, in marmo, oggi trasferita al Museo Diocesano.
Ma nella Chiesa si trovano almento tre dipinti, due su tela ed uno su
ardesia degni di nota.Recentemente è stata restaurata una tela di
Sant'Elena di cui si ignora come sia arrivata nella Chiesa.Comunque
misura 155 × 115 centimetri, tela assai rada, cornice antica dorata a
foglia, attribuibile a Francesco Guarino, (1611, 1654), considerato uno
dei protagonisti della scuola napoletana del secolo XVII.
Infine la Chiesa di Sant'Andrea è da ricordare perché vi viene
ricoverata la Statua della Madonna dell'Olmo che viene portata, la
seconda domenica di maggio, in pellegrinaggio al vicino Santuario della
Madonna dell'Olmo, che si raggiunge con un'arrampicata lungo un sentiero
a scale sul Monte Santa Croce.
La chiesa di Santo Stefano di Marinasco è una delle antiche pievi del Golfo. Essa, infatti, risale agli anni intorno al 950 d.C. e, nel corso dei secoli ha subito le conseguenze di molti dissesti geologici che la fanno apparire oggi quasi rimasta incompiuta. basti pensare, a tal proposito, che è il campanile, edificato tra il 1780 e il 1784 che sorregge la struttura. La facciata esterna è caratterizzata dall'uso della pietra arenaria e di frammenti marmorei. All'interno le navate terminano con tre absidi. Una di esse, la più profonda è segnata da una volta a ogiva con coste poggianti su mensole disposte a schema geometrico e raffiguranti animali deformi.La Chiesa ospita, inoltre un Madonna col Bambino, opera trecentesca che si trovava sulla facciata ormai distrutta.
Tra i palazzi più importanti della città sono:
La più antica costruzione militare della città, in posizione
collinare, è il Castello San Giorgio, la cui prima fase costruttiva è
antecedente al XIII secolo. La Repubblica genovese costruì inoltre varie
altre fortificazioni nel golfo a difesa dalle incursioni mussulmane.
L'antropizzazione dell'area del golfo della Spezia è quindi stata da sempre correlata alla funzione militare della zona.
Su questo presupposto, il presidio cittadino non poteva certamente
essere da meno, tant'è che nel tessuto cittadino, dal XIX secolo, è
presente l'Arsenale Militare Marittimo, una delle più importanti e
antiche basi della Marina Militare Italiana.
Il pregiato olio extravergine d'oliva della Spezia e il pepe nero
sono alla base delle maggiori ricette della gastronomia spezzina, come
ad esempio la tipicissima mescciüa, una zuppa di legumi e cereali.
La focaccia, la farinata di ceci, gli sgabei, i fiori di zucca ripieni e
le torte di verdura sono tutte ricette tipiche della cucina ligure in
generale e della gastronomia della Spezia in particolare.
La Spezia è nota inoltre per il suo mercato ittico in cui, tutte le
mattine, è presente il pescato fresco delle acque locali, tra cui,
immancabili, i muscoli e gli altri frutti di mare.
Il territorio del comune capoluogo è legato alla produzione del vino doc
Colli di Luni e del doc Cinque Terre; le uve di Tramonti (frazione di
Biassa), fino al momento della crisi provocata dalla filossera (1929),
erano le più rinomate del territorio provinciale.
La frazione di Campiglia è rinomata per la produzione dello zafferano.
Della frazione di Pitelli famosi sono i ravioli di carne, patate ed erbette.
Ma una delle migliori specialità è costituita senza dubbio dai "muscoli"
(le cozze) ripieni: la mitilicoltura, importata in città con l'arrivo
delle maestranze meridionali impegnate nella costruzione dell'arsenale
militare, ha avuto, fino a pochi decenni fa, gli allevamenti nei
quartieri di Fossamastra e Canaletto. A seguito dell'epidemia di colera
di Napoli e solo a scopo precauzionale gli allevamenti furono trasferiti
a ridosso della diga foranea.
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