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Punto di interesse pubblicato il 2010-10-07, da 3DGIS Software Solutions
Le origini di Livorno sono ignote e si perdono nelle leggende e nella mitologia.
Nel 1017 il toponimo "Livorna" è attestato per la prima volta con riferimento ad un pugno di case posizionate sulla costa dell'odierno Mar Ligure, in una cala naturale, a pochi chilometri a sud della foce dell'Arno e di Pisa. Il porto e la città furono anche soggiorno di numerose altre comunità straniere che, a fini amministrativi, furono organizzate in "Nazioni" i cui membri, a differenza degli Ebrei, non erano ritenuti sudditi toscani (Inglesi, Olandesi, Francesi, Corsi, Ragusei, Greci, Armeni, Spagnoli, Portoghesi, Sardi, Svedesi, Danesi, Austriaci, Prussiani).
Nel XVIII secolo, la fine della dinastia medicea e l'avvento dei Lorena non ostacolarono l'espansione cittadina, con la formazione di grandi sobborghi suburbani a ridosso delle fortificazioni buontalentiane. Anche dal punto di vista culturale il Settecento portò ad un proliferare delle arti in genere ed in particolare dell'editoria; qui vennero pubblicati Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria (nel 1764, in forma anonima) e, nel 1770, la terza edizione dellEncyclopédie ou Dictionnaire raisonnè des Sciences, des Arts et des Métiers di Diderot e D'Alembert, in una stamperia ricavata nel vecchio Bagno dei forzati. Tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento la città subì l'assedio delle truppe francesi, capeggiate da Napoleone Bonaparte, degli Spagnoli e degli Inglesi. La Restaurazione e il ritorno al potere dei Lorena con Ferdinando III e poi Leopoldo II, permise la realizzazione di grandi opere pubbliche, come il completamento dell'Acquedotto di Colognole, mentre le fortificazioni medicee furono in gran parte smantellate per far posto ad eleganti palazzi della borghesia livornese. Tuttavia i moti rivoluzionari del 1849 precedettero di pochi anni la definitiva annessione del Granducato di Toscana al Regno d'Italia. Con l'unità d'Italia, nel 1868 furono abolite le franchigie doganali di Livorno, che porteranno ad un drastico calo delle attività commerciali e dei traffici marittimi, ma la successiva fondazione del Cantiere navale Orlando farà cambiar volto alla città trasformandola rapidamente in un importante centro industriale. Sul finire del medesimo secolo, il prestigio della città, ormai prossima ai 100.000 abitanti, fu sancito dall'istituzione della celebre Accademia Navale. Uno dei primi cadetti dell'Accademia fu Manlio Garibaldi; per questo motivo, nel 1888, l'ultima moglie di Garibaldi e sua figlia Clelia Garibaldi presero casa all'Ardenza come il Generale stesso aveva raccomandato loro. Egli era molto legato a Livorno per diversi motivi, non ultimo la sua amicizia con i fratelli Orlando e la famiglia Sgarallino. Livorno per il suo spirito imprenditoriale moderno che andò sempre più sviluppando nel corso del XIX secolo è stata spesso all'avanguardia rispetto alle altre città italiane nella realizzazione di nuove tecnologie. Si ricorda, al riguardo, che proprio a Livorno fu inaugurata nel 1844 una delle prime ferrovie italiane (la linea Leopolda che collegava la città a Pisa e Firenze in poco più di tre ore), nel 1847 venne installata con Pisa la prima linea telegrafica, nel 1881 vi arrivò la linea telefonica, nel 1888 fu aperta, in via Paolo Emilio Demi, la centrale elettrica (la quarta in Italia, poi di fatto sostituita dalla Centrale termoelettrica Marzocco, aperta nel 1907), nel 1889 i primi lampioni pubblici elettrici, nell'estate del 1897 si proiettò uno dei primi spettacoli cinematografici italiani all'"Eden" (attuale Terrazza Mascagni), nel 1899 entrò in funzione presso gli Spedali di Sant'Antonio il primo apparecchio a raggi X, nel 1903 l'illuminazione pubblica ad incandescenza elettrica ed infine dal 1906 la pavimentazione bituminosa per le strade. Gli inizi del XX secolo portarono ad un fiorire di numerosi progetti architettonici ed urbanistici: dagli eleganti stabilimenti termali e balneari, che avevano fatto di Livorno una delle mete turistiche più ambite sin dalla prima metà dell'Ottocento, alla nuova stazione ferroviaria della linea Livorno - Cecina sino ai piani di risanamento del centro.
Dopo le distruzioni subite nel corso della seconda guerra mondiale e
le successive mutilazioni inflitte alla città con la ricostruzione,
Livorno ha perso gran parte del suo retaggio storico, anche se resistono
vestigia delle sue varie fasi: in particolare la struttura del centro
cittadino, un pentagono fortificato costruito secondo i criteri della
città ideale del Cinquecento. Numerose poi sono le chiese, i templi ed i
cimiteri di diverse confessioni religiose, simbolo di un perfetto
connubio di razze e popolazioni diverse, che hanno influito notevolmente
nella cultura cittadina. Questo spirito di reciproca tolleranza, unito
in passato alla politica illuminata dei granduchi di Toscana, creò
infatti un'intensa attività culturale.
Importanti librerie e prestigiosi
teatri animavano la vita della città: qui ad esempio fu pubblicata la
terza edizione dell'Encyclopédie, mentre numerosi letterati, come Tobias
Smollett o Carlo Goldoni, soggiornarono nelle ville sorte nelle amene
località intorno a Livorno. Grandi opere d'architettura di pubblica
utilità sorsero poi nella prima metà dell'Ottocento, quando la città
iniziò ad affermare una vocazione turistica che porterà all'apertura di
molti stabilimenti balneari in cui ancor oggi si avvertono gli echi di
una lontana Belle époque. Dal punto di vista architettonico, le
testimonianze d'epoche remote sono assai scarse. Resti di chiese
medioevali si riscontrano soprattutto nella Cappella di Santo Stefano,
nella chiesa di San Martino e nella Pieve di Limone. All'interno della
cinquecentesca Fortezza Vecchia ancora sopravvivono strutture di epoca
più antica, come il cosiddetto Mastio di Matilde ed i resti di
fortificazioni pisane costruite su preesistenti insediamenti dell'età
antica e preistorica.
Non mancano alcune testimonianze dell'antico Porto
Pisano, un tempo caratterizzato da numerosi torri, come quella, ormai
ridotta ad un rudere, della Maltarchiata. Il Quattrocento, che segnò
l'inizio del dominio fiorentino, coincise con la costruzione della Torre
del Marzocco, nella cui architettura è possibile cogliere un
riferimento alla Torre dei Venti di Atene. Tuttavia, fu solo sul finire
del XVI secolo che Livorno divenne una vera e propria città per volere
dei Medici. Ai primi interventi tardorinascimentali, come il Palazzo
Mediceo ed il Duomo, si affiancarono edifici caratterizzati dalla
ricerca di un'estrema funzionalità, tutti ubicati all'interno del
pentagono fortificato della città. Le fortificazioni rappresentano un
altro aspetto importante dell'architettura cinquecentesca: alla citata
Fortezza Vecchia, alcuni decenni dopo fece seguito la realizzazione del
Fosso Reale e della Fortezza Nuova, secondo un disegno elaborato da
diversi progettisti, tra i quali il più celebre fu Bernardo Buontalenti.
All'esterno delle fortificazioni, dinnanzi al porto, fu quindi
innalzato il Monumento dei Quattro mori, una notevole opera di Giovanni
Bandini e Pietro Tacca destinata a omaggiare il granduca Ferdinando I
de' Medici. I semplici modelli architettonici del XVI secolo
sopravvissero anche nel Seicento. Solo nel Settecento si affermarono i
gusti tardobarocchi, riscontrabili nel Santuario di Montenero e nel
quartiere della Venezia Nuova, dove sorsero la chiesa a pianta
longitudinale di San Ferdinando (che ospita sculture di Giovanni
Baratta) e quella centralizzata di Santa Caterina (dove in seguito fu
collocata una pala del Vasari); tra gli edifici residenziali sono da
segnalare il Palazzo Huigens e il vicino Palazzo delle Colonne di marmo,
entrambi posti lungo la caratteristica via Borra. L'Ottocento vide
l'affermazione del neoclassicismo: uno dei primi esempi fu il Teatro San
Marco (1806, con pitture di Luigi Ademollo), al quale fece seguito una
serie di spazi teatrali e arene per spettacoli diurni; tra questi spicca
il Teatro Goldoni, dove architettura ed ingegneria si fusero per dar
vita ad una caratteristica e funzionale copertura vetrata della sala.
Nella prima metà del medesimo secolo architetti quali Alessandro
Gherardesca, Luigi de Cambray Digny, Pasquale Poccianti, Gaetano
Gherardi, Giuseppe Cappellini, Angiolo della Valle e Luigi Bettarini
contribuirono all'edificazione di acquedotti, chiese, palazzi, piazze di
stampo neoclassico, che mutarono completamente l'aspetto dell'antica
città buontalentiana e dei suoi sobborghi, portando alla formazione
della cosiddetta Livorno polytéchnique.
Tra le opere innalzate si
ricordano, ad esempio, l'imponente chiesa del Soccorso, i Bagnetti della
Puzzolente, la Pia Casa di Lavoro, la Stazione di Livorno San Marco, la
sistemazione dell'odierna piazza Cavour, il Palazzo Maurogordato e la
nuova cinta daziaria, di Alessandro Manetti e Carlo Reishammer, che
delimitava l'area soggetta a porto franco. In ogni caso, l'edificio che
meglio rappresenta l'Ottocento livornese è il Cisternone, che Pasquale
Poccianti completò tra il 1829 ed il 1842 con chiari riferimenti
all'architettura termale romana, al Pantheon e all'architettura
rivoluzionaria di Étienne-Louis Boullée e Claude-Nicolas Ledoux. Tra le
piazze l'intervento di maggior rilievo è la copertura del Fosso Reale
con la creazione della piazza dei Granduchi (oggi piazza della
Repubblica), dove furono erette le statue dei granduchi lorenersi; tra
esse pregevole era il monumento a Leopoldo II, di Paolo Emilio Demi, che
tuttavia fu danneggiato nel 1849 e sostituito con una seconda statua
alcuni anni più tardi.
Nella pittura, la seconda metà dell'Ottocento fu immortalata nelle opere dei Macchiaioli e dei post-macchiaoli (oggi conservate al Museo civico Giovanni Fattori), mentre il Novecento portò alla formazione del cosiddetto Gruppo Labronico, del quale facevano parte artisti come Alfredo Müller, Renato Natali e Gino Romiti. In architettura, il XX secolo, aperto con le opere vagamente Liberty di Angiolo Badaloni (come lo Stabilimento termale Acque della Salute, vicino al quale nel 1910 fu inaugurata l'elegante Stazione Centrale), si indirizzò, negli anni che precedettero la seconda guerra mondiale, sulla costruzione di strutture eclettiche (ad esempio il Palazzo della Galleria e, per certi versi, anche il nuovo complesso degli Spedali Riuniti) e di stampo più razionalista (come il Palazzo del Governo), ma il sontuoso Mausoleo della famiglia Ciano, che avrebbe dovuto dominare Livorno dal colle Monteburrone, non fu mai portato a termine. Gli eventi bellici causarono la quasi completa ricostruzione del centro cittadino, dove Luigi Vagnetti innalzò il suo controverso Palazzo Grande. Nei successivi anni sessanta si registra la costruzione di due importanti edifici: la nuova Sinagoga e il Grattacielo di piazza Matteotti, opera rispettivamente di Angelo Di Castro e di Giovanni Michelucci.
Famedio: Ubicato sul colle di Montenero, dinnanzi il santuario
mariano, si tratta di una sorta di Pantheon dove sono sepolti livornesi
illustri quali Giovanni Fattori e Francesco Domenico Guerrazzi.
Cimiteri ebraici: Gli unici giunti fino ai giorni nostri sono il
Cimitero degli Ebrei di viale Ippolito Nievo (non più utilizzato e
semiabbandonato) e quello prossimo al Cimitero comunale dei Lupi, ancora
utilizzato.
Cimitero degli Inglesi di via Verdi: Tra i primi luoghi di
sepoltura protestanti in Italia, custodisce la tomba di Tobias
Smollett. Si trova nei pressi della chiesa di San Giorgio, già luogo di
culto della comunità anglicana. Intorno al 1840 fu sostituito da un
secondo cimitero.
Cimitero greco-ortodosso di via Mastacchi: Aperto
intorno al 1840, ospita al suo interno la cappella della Dormizione di
Maria, l'attuale sede delle celebrazioni religiose ortodosse dopo la
distruzione della settecentesca chiesa della Santissima Trinità. Qui si
trovano le cappelle della famiglia Maurogordato, i cui membri furono
proprietari, a Livorno, di una sontuosa villa e di un grande palazzo sul
Fosso Reale.
Cimitero della Congregazione Olandese Alemanna: È adiacente a quello greco-ortodosso e fu realizzato in sostituzione del più antico cimitero protestante detto Giardino degli Olandesi. Qui si trovano le tombe delle famiglie Mayer e Kotzian.
Duomo: Dedicato a San Francesco, fu iniziato alla fine del
Cinquecento su progetto di Alessandro Pieroni. Successivamente fu
ampliato con l'aggiunta di due cappelle laterali. Da segnalare il
pregevole soffitto ligneo intagliato, andato perduto nel corso
dell'ultima guerra mondiale, a seguito della quasi totale distruzione
della chiesa.
Chiesa di San Ferdinando: Iniziata nel 1707 su progetto
di Giovan Battista Foggini, fu conclusa nel 1716; in stile barocco, con
una facciata incompleta, presenta una pianta a croce latina. Notevole il
gruppo scultoreo conservato presso l'altare e opera di Giovanni
Baratta, che rappresenta la liberazione degli schiavi. La chiesa era
affidata all'ordine dei Trinitari.
Chiesa di Santa Caterina: Iniziata
nel 1720 su progetto di Giovanni del Fantasia, fu consacrata nel 1755. A
pianta ottagonale, la chiesa è caratterizzata da una grande cupola,
alta 63 metri e ridotta all'aspetto di torrione a causa di problemi di
natura statica. All'interno si può ammirare un notevole dipinto ad olio
del Vasari.
Santuario di Montenero: Il colle di Montenero, fin dalla
prima metà del XIV secolo è meta di pellegrinaggi. L'attuale santuario
risale al XVIII secolo ed al suo interno sono custoditi un numero
rilevante di ex-voto. Sulla piazza antistante, sotto un loggiato, sono
situate alcune tombe di livornesi illustri, come Francesco Domenico
Guerrazzi e Giovanni Fattori.
Chiesa armena di San Gregorio
Illuminatore: Fu costruita nei primi anni del Settecento. Danneggiata
durante la seconda guerra mondiale, fu abbattuta durante la
ricostruzione del centro cittadino. Oggi resta solo la facciata, mentre
alcuni resti delle decorazioni interne sono abbandonati nel giardino
pubblico di Villa Fabbricotti.
Chiesa di San Giorgio già anglicana:
Sorta come chiesa anglicana, fu progettata da Angiolo della Valle e
consacrata nel 1844. Di gusto neoclassico, presenta una facciata ornata
da un portico sormontato da un frontone. Nel dopoguerra è stata
restaurata e consacrata al culto cattolico.
Chiesa dei Greci Uniti: Fu
costruita nei primi anni del Seicento e intitolata alla Santissima
Annunziata. È stata la chiesa nazionale dei greci che prestavano il loro
servizio sulle navi dell'Ordine di Santo Stefano. Semidistrutta durante
la seconda guerra mondiale, è sopravvissuta pressoché intatta la
facciata settecentesca. L'interno, ricostruito, ospita una preziosa
iconostasi.
Chiesa valdese: In stile neogotico, fu costruita intorno
alla metà dell'Ottocento e fu sede, fino ai primi anni del Novecento,
della chiesa Presbiteriana Scozzese. Al fine di non turbare il clero
cattolico, fu imposto al progettista di realizzare un edificio simile ad
un palazzo, comprendente anche gli alloggi pastorali.
Sinagoga ebraica: L'antica sinagoga seicentesca, una della più grandi d'Europa, fu gravemente danneggiata nel corso dell'ultima guerra mondiale. Per volontà della comunità ebraica fu deciso di abbattere gli antichi resti e di costruire una nuova sinagoga, inaugurata nel 1962 e che nelle sue forme architettoniche richiama la Grande Tenda nella quale veniva custodita l'Arca dell'Alleanza. Tempio della Congregazione Olandese Alemanna: Questa chiesa protestante, fu costruita in stile neogotico tra il 1862 e il 1864 su progetto dell'architetto Dario Giacomelli. La facciata è ornata da tre rosoni e finestre bifore, mentre l'interno presenta un'aula a pianta rettangolare aperta da finestre ogivali e una tribuna posta sopra il vestibolo d'ingresso. La chiesa è da anni in stato di completo abbandono.
Acquedotto Leopoldino: È un acquedotto cominciato sul finire del Settecento per alimentare la città. Le condotte, originandosi dalle sorgenti di Colognole, raggiungono Livorno dopo un percorso di diciotto chilometri incastonati tra le sinuose colline che costituiscono il sistema dei Monti Livornesi. È gestito da ASA. Cisternone: È un monumentale serbatoio ancor oggi funzionante e posto ai margini della città ottocentesca, lungo il viale Carducci e a lato del Parco Pertini. Fu progettato dal Poccianti ed innalzato tra il 1829 ed il 1842. È tra i migliori esempi di architettura neoclassica realizzati in Italia. Assieme al Cisternone furono costruiti il Purgatorio di Pian di Rota e il Cisternino di città.
Bottini dell'olio: Questo antico magazzino per la consevazione
dell'olio si trova nel quartiere della Venezia Nuova e il nucleo
originario risale al 1705. Oggi ospita numerose esposizioni, mentre il
piano superiore è una sede, assieme ad altri edifici cittadini, della
Biblioteca Labronica.
Casini d'Ardenza: Nell'Ottocento erano
un'elegante struttura ricettiva suddivisa in numerosi appartamenti. Il
progetto si deve a Giuseppe Cappellini, che per alcuni si ispirò al
Crescent di Bath. Grattacielo di piazza Matteotti: Con i suoi 91 metri è
l'edificio più alto di Livorno e rappresenta una delle architetture più
significative del Novecento. È stato progettato negli anni cinquanta
dal celebre Giovanni Michelucci su incarico del Ministero del Tesoro.
Sorge a poca distanza dalla Villa Fabbricotti.
Hotel Palazzo: Si tratta
di un grande e lussoso albergo ubicato davanti alla Terrazza Mascagni e
caratterizzato da una imponente facciata sormontata da due
caratteristiche torrette. Fu costruito nella seconda metà del XIX secolo
per volontà di Bernardo Fabbricotti, già proprietario dell'omonima
villa livornese. Da luglio 2008 è stato aperto nuovamente al pubblico,
dopo un lungo periodo di inattivtà.
Palazzo de Larderel: È il più
sontuoso palazzo cittadino. Ubicato sulla via omonima, fu residenza
della importante famiglia de Larderel. In origine era costituito da
alcune palazzine isolate che furono unite intorno alla metà
dell'Ottocento dietro ad una monumentale facciata, caratterizzata da un
raffinato timpano riccamente decorato.
Palazzo delle Colonne di marmo: È uno dei più eleganti palazzi della Venezia Nuova, caratterizzato da numerose decorazioni in marmo. Fu eretto su disegno di Giovan Battista Foggini per conto della famiglia Gamberini; successivamente, nei primi anni del Novecento fu annesso all'adiacento Palazzo del Monte di pietà.
Stabilimento termale Acque della Salute: Questo stabilimento è una pregevolissima architettura d'inizio Novecento che si inserisce a breve distanza dalla Stazione Centrale e a pochi chilometri dai più antichi Bagnetti della Puzzolente. Svolse la sua attività fino allo scoppio della seconda guerra mondiale, mentre nel 1968 fu danneggiato da un incendio: oggi versa in pessime condizioni di conservazione.
Teatro Goldoni: Edificato tra il 1843 ed il 1847 su progetto di Giuseppe Cappellini, è il più importante teatro della città, l'unico teatro storico di Livorno sopravvissuto agli eventi bellici e alla ricostruzione.
Castello del Boccale: Edificio residenziale costruito alla fine
dell’Ottocento, ingloba una torre quadrata di epoca precedente. È
ubicato sulla costa nei pressi di Antignano. Recentemente restaurato, è
stato frazionato in lussosi appartamenti.
Castello Sonnino: Fu
residenza del Barone Sidney Sonnino e si erge su un promontorio a picco
sul mare a pochi chilometri dalla città, presso la frazione di
Quercianella. Qui, in una grotta della scogliera, fu tumulata la salma
dello stesso Sonnino, da sempre particolarmente legato a questi
affascinanti luoghi.
Villa Fabbricotti: L'aspetto attuale risale alla
seconda metà dell'Ottocento, quando Vincenzo Micheli, su incarico di
Bernardo Fabbricotti, trasformò un edificio preesistente in una sontuosa
dimora signorile. È circondata da un grande parco pubblico. In estate
ospita un cinema all'aperto.
Villa Mimbelli: Costruita da Vincenzo Micheli per Francesco Mimbelli tra il 1865 ed il 1875, oggi ospita il Museo civico Giovanni Fattori, mentre i vicini granai sono destinati allestimento di mostre temporanee.
Fanale dei Pisani: È il faro del porto di Livorno e fu costruito dalla Repubblica di Pisa nei primi anni del Trecento. Distrutto durante la seconda guerra mondiale, è stato ricostruito fedelmente impiegando anche il materiale recuperato tra le macerie. Mercato delle vettovaglie: È un maestoso edificio ubicato lungo il Fosso Reale. Progettato dall'ingegnere comunale Angiolo Badaloni, fu inaugurato, dopo circa quattro anni di lavoro, nel 1894. All'epoca il mercato labronico costituiva uno dei più grandi mercati coperti d'Europa, tanto che i livornesi lo avevano soprannominato il Louvre. Torre della Meloria: È una costruzione settecentesca innalzata a largo della costa labronica, nello specchio di mare che nel 1284 fu teatro della celebre battaglia tra genovesi e pisani.
Mura Leopoldine: Rappresentano l'antica cinta daziaria della città e
non avevano scopo difensivo. Furono costruite a partire dagli anni
trenta del XIX secolo su progetto di Alessandro Manetti e Carlo
Reishammer. Sul finire del medesimo secolo la cinta fu ampliata;
demolita nei primi decenni del Novecento, si conservano ancora alcune
barriere (Porta San Marco, Barriera Fiorentina, Barriera Margherita,
ruderi della Dogana d'acqua) e parte del tracciato, costituito da un
elegante muraglione rivestito in pietra.
Fortezza Nuova: Fu costruita
su progetto di Bernardo Buontalenti e Giovanni de' Medici, alla fine del
Cinquecento, per essere poi modificata successivamente per far posto
all'accrescimento del quartiere della Venezia Nuova. Oggi la Fortezza è
adibita a spazio verde pubblico oltre che sede di eventi e
manifestazioni.
Fortezza Vecchia: In questo fortilizio si sovrappongono
tutti i secoli della storia cittadina, partendo dai primi insediamenti
romani, fino ad arrivare alle devastazioni belliche del Novecento.
L'aspetto attuale si deve comunque ad Antonio da Sangallo il Vecchio,
che, nei primi anni del XVI secolo, ebbe incarico di trasformare una
fortificazione d'origine pisana in una imponente macchina bellica.
Fosso Reale: È l'antico fossato posto a difesa della città medicea e
modificato nel corso dei secoli, con una sostanziale rettifica intorno
al 1840 e la creazione di piazza della Repubblica. I lavori del Fosso
furono iniziati contestualmente alla fondazione della città
buontalentiana, nel 1577. Lungo il fosso si estendevano le mura
difensive, di cui oggi restano solo poche tracce.
Torre del Marzocco: Attribuita dapprima a Lorenzo Ghiberti e successivamente a Leon Battista Alberti, questa torre, di forma ottagonale, fu edificata nella prima metà del Quattrocento dai fiorentini padroni del castello di Livorno. È alta ben 54 metri ed è rivestita interamente in marmo. A breve distanza si trovava la storica Torre del Magnale, distrutta nel 1944.
La cucina tradizionale di Livorno è stata definita da Aldo Santini
come rissosa e popolaresca in quanto riflette il carattere originario
della popolazione povera della città nei secoli XVII e XVIII,
proveniente da varie parti del Mediterraneo in fuga dalla legge o dalle
persecuzioni religiose. La tradizione culinaria cittadina si è mantenuta
relativamente intatta fino alla seconda guerra mondiale, ma in seguito,
con le mutate condizioni socio-economiche, molti piatti sono scomparsi e
molti altri sono stati banalizzati. I piatti principali sono
naturalmente a base di pesce e vedono un uso notevole del pomodoro,
introdotto a Livorno dagli ebrei sefarditi; esempi tipici sono il
baccalà alla livornese, le triglie alla livornese e il cacciucco, il
piatto più famoso della città. Sempre a base di pesce numerosi altri
piatti "minori": oltre a vari altri modi di cucinare baccalà,
stoccafisso e triglie, si ricordano piatti a base di cee (lo stadio
larvale delle anguille), acciughe, sarde, tonno, palombo, bivalvi,
crostacei, cefalopodi e pesci vari. Di derivazione ebraica sono anche
molti piatti tradizionali della vecchia cucina livornese, come il
cuscussù, il pollo in galantina, le triglie alla mosaica, l'impannata di
pesce, i carciofi ripieni, oltre a dolci come la cotognata, le
roschette (portate dagli ebrei fuggiti dalla Spagna, ai tempi di
Ferdinando d'Aragona e di Isabella di Castiglia) e le uova filate.
Ancora più caratteristici sono i piatti "poveri", tanto che
costituiscono una sorta di sottogenere della cucina livornese, e che un
tempo venivano consumati dallo strato più indigente della popolazione.
Appartengono a questo sottogenere il bordatino, l'inno di Garibaldi, il
picchiante con le patate, la francesina, il cavolo strascicato, la
favetta, i fagioli con le cotenne, le boghe al pomodoro, gli zerri sotto
il pesto, la minestra sulla palla, le acciughe alla povera, la salvia
fritta, le patate rifatte e infine la minestra sui discorsi e il brodo
di sassi, due piatti che si possono classificare come i più "poveri" di
tutti. All'estremo opposto si trovavano i piatti della cucina "ricca"
dell'aristocrazia mercantile cittadina: il ragno alla Larderel, le
ostriche alla livornese, il timballo di murena alla Pancaldi, le orate
fredde all'Ardenza, il minestrone alla livornese. Vi sono però anche
piatti che ricorrono a elementi di "terra" (carne e verdure) e che
naturalmente risentono della tradizione gastronomica di altre parti
della Toscana: la torta di ceci, il castagnaccio, i batuffoli, pasta e
ceci, la zuppa di verdure e fagioli, la panzanella, i carciofi ritti,
l'agnello in fricassea, il riso con i fagioli rossi, la peperonata, le
polpette alla livornese, la ricotta briaa.
Fra i dolci si ricordano anche la stiacciata alla livornese, la
ciambella all'anice, le frittelle di farina dolce, il bollo, i frati e i
chicchi di menta. Alcuni di questi purtroppo sono in disuso come ad
esempio i "chicchi di menta" o i "panini al ramerino".
Molto spesso le specialità gastronomiche erano legate a festività
religiose o laiche; infatti ogni piatto o dolce veniva preparato
tradizionalmente per una particolare occasione. Ad esempio per le feste
di Santa Caterina e di San Nicola veniva offerto il castagnaccio, per
San Giuseppe le frittelle dolci di riso, per Santa Giulia le fragole, e
dal 1690 circa è invalso l'uso della schiacciata di Pasqua. A giugno per
la fiera di Salviano si offrono i baccelli e in settembre, per la festa
dalla Madonna, semi salati e lupini.
Infine due bevande tipiche, di forte grado alcolico: la persiana (a base
di anice e estratto di menta, quasi scomparsa) e il ponce.Quest'ultimo
in particolare si dice sia stato conosciuto tramite la comunità
anglosassone ed adattato al gusto locale. A base di caffè caldo viene
servito corretto con rhum o limone con largo uso della fantasia popolare
fino ad arrivare ad aggiungervi il pepe di Caienna; le numerose
varianti conosciute sono al mandarino, corretto, testa di moro,
torpedine, frustato, amabile, sottozucchero.
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